giovedì 3 dicembre 2009

A largo di Monopoli si cerca il petrolio...

...E Monopoli diventerà il mare dei balocchi dei petrolieri...

La febbre del petrolio espone Monopoli al più grave rischio che abbia mai corso nella sua storia.
Avere questa perforazione a largo della costa di Monopoli significa cedere parte del nostro territorio alla/e compagnia/e petrolifera/e per estrarre petrolio di pessima qualità che dovrà essere sottoposto a processi molto inquinanti di desulfurazione. Il 90% della popolazione si troverà a vivere dentro un distretto petrolifero.
Le compagnie petrolifere pagheranno allo Stato il circa un 7% di royalties e alla nostra regione solo l’1%. In altri paesi del mondo si pagano dal 30% all’80% di royalties come ricompensa per i danni ambientali. Vista la pessima qualità del nostro petrolio, il basso costo è l’unica ragione che rende interessante la nostra area regionale agli occhi dei petrolieri. I pozzi di petrolio non porteranno posti di lavoro perché le compagnie petrolifere utilizzano i propri tecnici da fuori regione. Le raffinerie sono altamente automatizzate e a regime serviranno solo poche decine di persone. Al contrario, l’inquinamento provocato dall’attività petrolifera riguarderà tutta la regione con ricadute pesantissime sulla salute della gente e sull’economia".E' risaputo da indagini scientifiche che il petrolio del basso Adriatico è di pessima qualità perché ricco di zolfo. Per essere trasportato via dalla nostra Monopoli attraverso il porto di Monopoli stessa (credo, o al massimo di Bari o Brindisi) deve essere prima sottoposto ad un processo di raffinazione. Il prodotto di scarto più pericoloso è l’idrogeno solforato (H2S) dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm) mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm : ben 6000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti in Italia. Politici e petrolieri diranno che tutto è a norma di legge, ed è vero! Il problema è che tali leggi sono fatte per tutelare i loro interessi e non i nostri! (Un invito a leggere uno studio all'indirizzo: http://www.csun.edu/~dorsogna/h2s.pdf).
Le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all'inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l'apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi. Un consistente apporto di inquinamento da petrolio, stimato al 37%, è quello che proviene da scarichi urbani e industriali, sistematici o accidentali, e perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Inoltre le ricadute atmosferiche di idrocarburi evaporati o parzialmente incombusti danno un apporto del 9%, sorgenti sottomarine rilasciano per trasudamento naturale un apporto del 7%.
I danni causati agli ecosistemi dagli sversamenti di petrolio dipendono da molti fattori tra cui vi sono la quantità, le caratteristiche del petrolio stesso e la sua distribuzione.Quest'ultima dipende spesso da fattori incontrollabili come i venti o le correnti.Le caratteristiche chimico-fisiche del petrolio ne determinano la tossicità.Il petrolio costituito da un miscuglio di idrocarburi che sono suddivisi nelle seguenti classi:
1) Idrocarburi saturi (alcani, paraffine)
2) Idrocarburi insaturi (alcheni, olefine)
3) Idrocarburi aromatici, tra cui gli IPA (Idrocarburi aromatici policiclici)
4) Cicloparaffine.
A differenza degli altri idrocarburi, tutti gli idrocarburi aromatici sono tossici. In particolare gli IPA sono gli idrocarburi del petrolio più pericolosi per la vita, a causa della loro azione cancerogena. Altri fattori molto importanti sono le condizioni dell'ambiente, come la salinità, la temperatura dell'acqua e il tipo di costa. Questi fattori influiscono sugli effetti sull'habitat, ma anche sulle procedure di clean-up.Vi sono infine le caratteristiche biologiche rappresentate cioè dagli organismi che vengono colpiti dal fenomeno.Queste caratteristiche comprendono la specie, la fase del ciclo vitale (larvale, giovanile o adulto) e la taglia.La criticità della specie legata alle caratteristiche della stessa ma anche alla sua funzione e posizione nella catena alimentare.
Danni meno evidenti ma non meno pericolosi sono quelli derivanti dal bioaccumulo, cio dall'arricchimento di una sostanza negli organismi viventi per qualunque via, respirazione, ingestione di cibo, contatto. Il bioaccumulo e la biomagnificazione, cioè l'arricchimento esponenziale di una sostanza nella catena trofica, possono portare a livelli elevati di IPA nei tessuti degli organismi. Le relative conseguenze possono essere di alterazioni della riproduzione, immunotossicità, teratogenesi, carcinogenesi, alterazioni ormonali.
La trasformazione della nostra Monopoli in distretto minerario creerà un danno all’intero sistema agricolo e all’immagine dei prodotti eno-gastronomici monopolitani
L’incompatibilita’ tra agricoltura e raffinerie è stata dimostrata scientificamente più di 30 anni fa. Allo stato attuale non esistono tecnologie che possano evitare i danni ambientali. Per questo motivo negli USA e negli altri paesi europei non vengono consentiti impianti di raffinazione di nessun tipo in prossimità di zone abitate.
Vi sarà anche un danno incalcolabile nel settore turistico e alberghiero: chi vorrà trascorrere le proprie vacanze tra fiamme alte 30 metri e puzza di uovo marcio (H 2 S)?
L’estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano un notevole dispendio di acqua. Solo l’impianto di desulfurazione utilizzerà UN MILIONE di litri d’acqua potabile al giorno. Acqua che sarà prelevata dall’acquedotto pubblico, già perennemente carente in estate. Queste acque contaminate dallo zolfo e metalli pesanti saranno poi reimmesse nel terreno con un rischio gravissimo di contaminazione delle falde. In Basilicata è già successo.Secondo i miei calcoli (essendo un ingegnere ambientale) la perforazione da 53.2 milioni lordi di barili e 36.5 milioni di barili netti emetterà ogni anno: 112 t di ossido di zolfo, 322 t di nitrati, 80 t di monossido di carbonio, 1.2 t di polveri fini e 2.2 t di composti volatili organici (con una sottostima del 20%).
Ancora, negli Stati Uniti le perforazioni in mare devono essere eseguite a 160 km dalla costa per paura di possibili incidenti che riverserebbero petrolio sulla costa e questo dal 1969. Tali vincoli non esistono in Italia e a Monopoli la Northern Petroleum Plc
vuole installare un piattaforma a 16 km dalla costa. Conoscete qualcuno che vorrà venire in vacanza all’ombra di una piattaforma petrolifera?
La ricaduta delle sostanze inquinanti immesse nell’aria e nell’acqua danneggiano le potenzialità agricole della regione. In Val d’Agri (Basilicata) 15 anni fa i petrolieri dicevano le stesse cose che dicono a noi e cioè che tutta la loro attività è compatibile con l’agricoltura e la salute umana. Evidentemente mentivano se oggi in Basilicata i terreni vengono abbandonati e lasciati incolti perché producono poco o niente e con pessima qualità. Gli stessi terreni che furono pagati a caro prezzo dai rispettivi proprietari, oggi non valgono nulla perché non c’è mercato. Nessuno li vuole. Il risultato è un danno economico pesantissimo che nessuno ha mai risarcito.
A tutto questo va aggiunto che con le perforazioni c'è il rischio subsidenza, che è l’abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi. Questo fenomeno è qualche volta accompaganto da micro terremoti e dissesti geologici. In Italia, nel 1936, furono aperti i primi pozzi di metano nella Laguna veneta e in quello stesso periodo iniziarono le alluvioni del Polesine, attribuite proprio al fenomeno della subsidenza. Nel 1963 si decise di disattivare i pozzi di metano per proteggere le popolazioni e da allora le alluvioni del Polesine sono solo un ricordo. Di recente c’è stato un processo contro l’Eni in Veneto per tentata alluvione e disastro ambientale perché questo ente ha tentato di costruire un pozzo di idrocarburi in una zona vietata dal decreto Ronchi, redatto proprio per proteggere la Laguna dalla subsidenza.
Il rischio di subsidenza è uno dei tanti motivi per cui le legislazioni di altri Paesi sono molto rigide nei permessi di estrazione nelle vicinanze di aree protette, di centri abitati e della costa. Negli Usa sono vietate le estrazioni petrolifere fino a 160 km. dalla costa pacifica e atlantica. Si può trivellare solo nel mare antistante il Texas, nel Golfo del Messico. Il Texas ha però deciso di non puntare sul turismo marino. La moratoria nei mari Usa vige dai primi anni Ottanta e tutti la rispettano perché nessuno vuole mettere a rischio le proprie industrie turistiche. I grandi laghi americani attorno alle Cascate del Niagara hanno una superficie di circa una volta e mezza l’Adriatico: è assoluto il divieto di trivellare per i pericoli sul ciclo naturale.
In Norvegia le piattaforme sono tutte in mare aperto, ad almeno 50 km dalla costa e lo Stato norvegese garantisce una pensione dai ricavati del petrolio a tutti i suoi cittadini. Ma la Norvegia è lo Stato più trasparente nell’informazione sui rischi e i danni dell’attività estrattiva. Una differenza enorme rispetto alle leggi blande italiane dove persino i controlli, anche sugli smaltimenti dei pericolosi fanghi residui, sono molto rari e dove le royalties, come dimostra proprio il caso Basilicata, sono fra le più basse al mondo.I petrolieri lavorano alla petrolizzazione di Monopoli dagli inizi degli anni 2000 mentre la classe politica sapeva, stava zitta e metteva le firme necessarie. Gli unici a non essere informati erano i semplici cittadini che non avrebbero mai accettato la trasformazione irreversibile del loro territorio.Nel frattempo la stampa è venuta meno al suo lavoro di indagine nascondendo e sottovalutando gli allarmi lanciati da scienziati e da grandi enti di ricerca scientifica. Per questa ragione molti monopolitani non sanno ancora niente del rischio spaventoso che la nostra regione sta correndo.
In ogni caso meglio prevenire che curare.
Propongo di indire un referendum per far decidere ai monopolitani, padroni del loro territorio, se vogliono una Monopoli nera e una Monopoli verde. Invito le associazioni e le istituzioni interessate a organizzare tutte le procedure necessarie per indire un referendum. Un'iniziativa popolare ma anche istituzionale per vedere cosa vogliono i monopolitani. Una idea che potrebbe essere comunque sviluppata nei prossimi mesi dal momento che non è facile e immediato organizzare un referendum.Però potrebbe essere una idea di successo che passa attraverso il coinvolgimento di persone che fino a questo momento sono state sempre estromesse da scelte decisive per il territorio e che hanno avuto come unico strumento di battaglia quello delle manifestazioni di dissenso.

ing. Giuseppe Deleonibus
Presidente Cittadino dei VERDI per la Pace

sabato 21 novembre 2009

Sorella Acqua!

Dopo settimane di polemiche sui giornali e migliaia di mail di protesta nelle caselle dei nosti parlamentari, la maggioranza ha votato la privatizzazione dell’acqua. Che detta così è detta male, perché – proprio grazie ad un emendamento del Partito democratico, approvato al Senato – il decreto appena licenziato ribadisce che la proprietà dell’acqua resta pubblica. Quello che si privatizza è invece la sua distribuzione, e qui il discorso si fa più complesso: tanto complesso che si sarebbe dovuto aver bisogno di tempo e attenzione, ma il governo ha liquidato il tutto con la 26esima fiducia in 18 mesi, proprio per affogare sul nascere il dissenso di parte della maggioranza.
Cominciamo dai problemi generali, che in effetti non mancano: più della metà degli italiani non ha un sistema di depurazione; il 30% dell’acqua viene disperso; il nostro sistema fognario non è degno di un Paese civile. Esistono parecchi casi di sprechi e di inefficienze – l’acquedotto pugliese è stato citatissimo negli interventi in Aula – ma ci sono anche diversi esempi di buongoverno, indipendentemente dal fatto che i gestori siano pubblici oppure misti: non sempre, insomma, una gestione privata corrisponde ad un servizio efficiente, né è detto che pubblico sia sinonimo di incapacità. D’altra parte, in Europa abbiamo esperienze molto diverse: sono efficienti sia la Germania (che ha una gestione pubblica delle risorse idriche) sia la Francia (che ne ha una mista). Perché, allora, abbiamo sostenuto chi ha votato contro questo decreto? Perché innanzitutto non crea un’autorità indipendente, che vigili sulle tariffe e sui servizi offerti dai gestori privati: l’unica concessione ottenuta è stata l’approvazione di un ordine del giorno da parte del PD nella seduta del 18 novembre, durante la quale si è mandata sotto la maggioranza per 6 volte, ma sappiamo tutti quanto poco possa valere un ordine del giorno per un governo che non rispetta neppure gli impegni internazionali. Inoltre, perché questo provvedimento obbliga i Comuni a vendere quote di società che gestiscono il servizio idrico, indipendentemente dall’efficienza dello stesso: è un regalo enorme fatto ad alcuni grandi gruppi privati, sia italiani (come Acea e Iride) che stranieri (come le francesi Veolia e Suez). E se cerchi Suez su Google, tanto per fare un esempio, scopri che un mese fa la città ungherese di Pécs “ha rescisso il contratto con la compagnia, accusandola di speculazione e di mancanza di trasparenza dopo avere riscontrato che le tariffe eccessive imposte sull’acqua andavano contro gli interessi dei residenti”. Se l’idea fosse stata quella di migliorare il servizio, insomma, saremmo stati disposti a discuterne: con le garanzie di cui sopra, naturalmente, ma ne avremmo anche discusso. Se invece si tratta di fare un favore a qualche grande impresa – o magari, la butto lì, a qualche potere forte in campo economico – non ci siamo proprio, né ci saremo mai.

giovedì 19 novembre 2009

Il mio intervento alla manifestazione studentesca contro il Decreto Gelmini.


L'Università tornerà ad essere lo strumento di riproduzione delle solite corporazioni.Chiuderanno le scuoke con meno di 50 alunni di 1083 Comuni (181 con scuole fino a 15 alunni, 184 con scuole fino a 20 alunni, 718 con scuole fino a 50 alunni)....Chiuderanno 300 scuole sotto i 50 studenti.135 scuole elementari e medie presso istituti ospedalieri7 annesse a istituti d'arte7 annesse a convitto4 annesse a conservatori3 per ciechi2 per sordomuti522 secondarie di secondo grado (di queste 346 serali e 55 carcerarie)


Il video al link:


http://www.faxmonopoli.altervista.org/index.php?option=com_seyret&Itemid=35&task=videodirectlink&id=204


martedì 17 novembre 2009

IL DENARO ‘PESA’ PIU’ DELL’ACQUA!

Una lettera di Padre Alex Zanotelli in cui propone le linee guida per il rilancio della battaglia sull'Acqua Bene Pubblico.
E’ stato uno shock per me sentire che il Senato , il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara , entro il 31 dicembre 2010. Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo: L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%; Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011. Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge. Il PD , che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso:l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta , fatta solo per salvarsi la faccia , passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua. L’opposizione (PD e IDV), vota contro il decreto-legge. E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E’ la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita!E’ il trionfo del Mercato, del profitto. E’ la fine della democrazia. ”Se la Camera dei Deputati- ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua –non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.” Per questo dobbiamo denunciare con forza: il governo Berlusconi che , con questo voto al Senato, ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. “Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione- scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell’Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia.” il partito di opposizione, il PD, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione). E, infine, tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all’attenzione dell’opinione pubblica. Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto. E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei Deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre. E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale. E chiediamo altresì , ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007 400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera. Chiediamo alle Regioni di: impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli; varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico. Chiediamo ai Comuni di: Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua; dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica; fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione ,a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione . Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate. Chiediamo ai sindacati di : pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali; mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua. Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana(CEI) di : proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano , come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”(n.27); protestare , in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua; chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce. Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché ‘sorella acqua’ , fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato. Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi , ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete.
Alex Zanotelli

martedì 10 novembre 2009

VERSO LA COSTITUENTE ECOLOGISTA, APERTA A TUTTI

SABATO 14 NOVEMBRE DALLE ORE 11 PRESSO L'HOTEL PALATINO IN VIA CAVOUR a ROMA: ASSEMBLEA DEI VERDI VERSO LA COSTITUENTE ECOLOGISTA , APERTA A ISCRITTI E NON ISCRITTI.

È passato meno di un mese dal congresso di Fiuggi del 9-10-11 ottobre scorso, dove abbiamo deciso di avviare una svolta storica per i Verdi italiani: l'uscita da Sinistra e Libertà e l'avvio di una fase costituente ecologista rivolta a tutte le realtà sociali, associazioni ambientaliste, comitati e cittadini interessati. Questa svolta viene guardata con molto interesse da vasti settori della società italiana, che non avevano condiviso la precedente collocazione dei Verdi in un ambito ideologico superato e ristretto. Le grandi emergenze ambientali e sociali, strettamente connesse tra loro, riguardano tutti i cittadini e le famiglie italiane: nostro compito è parlare davvero a tutti, trasversalmente, superando le barriere ideologiche del Novecento. Abbiamo di fronte a noi una grande sfida. Ognuno di noi può, se affronta con coraggio ed energia questo momento, dare un contributo determinante a raggiungere un ambizioso obiettivo: quello di costruire una grande forza ecologista del Terzo millennio anche in Italia, così come già accade in molti paesi d'Europa. Dobbiamo nella nostra azione quotidiana spiegare a tutti, singoli cittadini, comitati e associazioni, la storica e coraggiosa svolta decisa dai Verdi Italiani. Per dare impulso e credibilità a questo progetto verso la Costituente ecologista, è necessario e urgente avviare anche una forte ripresa delle iniziative politiche e della presenza dei Verdi nelle realtà territoriali, insieme a tutti gli Ecologisti interessati ad un comune impegno. Il prossimo 31 dicembre scade il tesseramento ai Verdi per l'anno 2009, l'anno della svolta. Mai come in questo momento nella nostra storia possiamo collegare direttamente l'iscrizione ai VERDI con l'adesione e il sostegno all'ambizioso e appassionante progetto politico-culturale della COSTITUENTE ECOLOGISTA. Chiedo a tutti e tutte un grande impegno per realizzare fin da subito e nelle prossime settimane una vasta campagna di iscrizione ai Verdi finalizzata a costruire insieme il nostro futuro, dando forza al progetto della Costituente ecologista assieme a tutti gli Eologisti italiani.
VI ASPETTIAMO SABATO 14 NOVEMBRE A ROMA HOTEL PALATINO VIA CAVOUR.. DIFFONDETE QUESTO MESSAGGIO...

venerdì 6 novembre 2009

Attacco del Governo ai beni comuni acqua, energia, gas, trasporto urbano tutto privatizzato entro tre anni




Il Senato il 4 novembre ha approvato l'Art.15 del DL 135/09 che, al più tardi entro il 2012, priverà gli enti locali della gestione di tutti i servizi pubblici che saranno privatizzati e dati in pasto alle multinazionali. Lo stesso decreto dovrà essere approvato alla Camera entro il 24 novembre.

Le organizzazioni e i movimenti sociali chiamano tutti i cittadini del nostro Paese alla mobilitazione. E iniziata la Campagna Salva Acqua per impedire la svendita del nostro futuro. Decine di municipi di tutta Italia si affrettano a modificare i loro statuti inserendo la clausola acqua bene di non rilevanza economica per iniziare percorsi di lotta e resistenza giuridica ed evitare lespropriazione di questo patrimonio comune. Il Forum italiano dei movimenti per lacqua ha programmato per i prossimi giorni manifestazioni ad oltranza sotto Montecitorio, e ha iniziato raccolta firme e appelli contro lart.15.
E intanto, sospinta dai comitati pugliesi in difesa dellacqua, la giunta regionale della Puglia ha dato inizio a un percorso per la ripubblicizzazione dellacquedotto più grande dEuropa. La conferenza stampa si terrà a Roma, lunedì 9 novembre alle ore 12, presso la sede romana della Regione Puglia in Via Barberini 36. Interverrano il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, lAssessore Regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, il Segretario Generale Funzione Pubblica della CGIL Carlo Podda, il rappresentante del Forum Italiano dei Movimenti per lAcqua Marco Bersani e la referente del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune Margherita Ciervo
Di seguito il Comunicato del Forum italiano dei movimenti per lacqua contro lart. 15 e sulla Conferenza Stampa per la ripubblicizzazione dellacquedotto pugliese.

Il Senato approva la privatizzazione dell'acquaCresce l'indignazione nel paese e diviene un'onda inarrestabile!
Il Forum Italiano dei Movimenti per lAcqua giudica gravissima la privatizzazione dellacqua, avvenuta ieri 4 novembre al Senato con lapprovazione dellArt.15 del DL 135/09.Mentre continua a giacere nei cassetti istituzionali la legge diniziativa popolare per la ripubblicizzazione dellacqua, che ha raccolto oltre 400.000 firme, i Senatori decidono la rapina dellacqua, consegnandola ai privati e alla speculazione finanziaria.Consideriamo questa approvazione illegittima ed incostituzionale, in quanto si espropriano i cittadini di un bene comune e diritto umano universale!Se la Camera dei Deputati non ribalterà il misfatto del Senato, davanti agli occhi attenti del Paese si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.Alle forze politiche di opposizione diciamo con chiarezza che stante la posta in gioco, consideriamo lazione parlamentare di contrasto e il voto contrario solo lavvio di una attività che va sviluppata a tutto campo e in ogni direzione per la ripubblicizzazione dellacqua.Ai Sindaci e agli Enti Locali che da tempo sono scesi in campo per lacqua pubblica chiediamo di far sentire forte la propria voce, dichiarando da subito che non ottempereranno ad una legge che li espropria di una titolarità stabilita dalla Costituzione.Chiamiamo da subito la cittadinanza, il popolo dellacqua, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento in occasione del dibattito alla Camera.Il Governo ha scelto la Borsa.Noi abbiamo scelto la vita, il diritto al futuro!

La Puglia verso la ripubblicizzazione dell'acquaConferenza stampa congiunta Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Comitato Pugliese "Acqua Bene Comune" e Regione Puglia
La conferenza stampa, che si terrà Lunedì 09 Novembre alle ore 12,00 presso la sede romana della Regione Puglia in Via Barberini 36, ha l'obiettivo d'illustrare i principi inerenti la delibera recentemente approvata dalla Giunta Regionale pugliese e soprattutto il percorso che condurrà alla ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese (Aqp).La delibera approvata lo scorso 20 Ottobre ha sancito lavvio della ripubblicizzazione dellAqp, definendo lacqua un "bene comune e un diritto umano universale" e il servizio idrico come "servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica" e nel contempo decidendo di impugnare presso la Corte Costituzionale lArt.15 del D.L. 135/09 in quanto lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni.Grazie alle mobilitazioni messe in campo dal Comitato Pugliese "Acqua Bene Comune" e dal Forum Italiano dei Movimenti per lAcqua, la Regione si è inoltre impegnata ad approvare a breve una legge regionale che trasformi lAcquedotto Pugliese da S.p.A. ad ente di diritto pubblico, definendo così la totale fuoriuscita dellacqua dalle leggi del mercato. A tal fine verrà istituito un Gruppo di lavoro congiunto Regione Puglia, Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e Forum dei Movimenti per lAcqua con il compito di presentare alla Giunta, entro il 31 Dicembre 2009, una proposta di concretizzazione dei principi contenuti nel provvedimento. Interverrano il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, lAssessore Regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati, il Segretario Generale Funzione Pubblica della CGIL Carlo Podda, il rappresentante del Forum Italiano dei Movimenti per lAcqua Marco Bersani e la referente del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune Margherita Ciervo.Forum Italiano dei Movimenti per l'AcquaComitato Pugliese "Acqua Bene Comune"


Per riscontro e contatti:
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225
Lun.-Ven. 15:00-19:00; Cell. 333 6876990
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venerdì 23 ottobre 2009

Ancora un intervento per Piazza XX Settembre.

Ieri sera a Monopoli presso la sede del PD si è tenuta una conferenza stampa cui noi Verdi non abbiamo partecipato (volutamente) poichè non avevamo preliminarmete incontrato nè i commercianti nè le associazioni di categoria.
Non si dà sostegno se prima non si ascolta.
E noi Verdi siamo i soli ad aver ascoltato i commercianti in questo anno.
A latere dalla conferenza stampa (alla quale non hanno aderito neppure IdV, Sinistra democratica, Socialisti, Rifondazione Comunista) noi Verdi abbiamo redatto il seguente
COMUNICATO STAMPA
La vicenda del mercato è l’esempio più lampante di una politica troppo debole per scegliere e troppo arrogante per dialogare.
Il presente per rafforzare la posizione dei Verdi.
I Verdi sono l’unico Partito che ha instaurato con la categoria degli ambulanti di Piazza XX Settembre un dialogo e la costruzione di un percorso che, come certamente si ricorderà, ha portato il giorno 08 gennaio 2009, presso la sede dei Verdi per la Pace di Monopoli, alla promozione di un incontro pubblico tra il partito stesso dei Verdi e i commercianti ambulanti di Piazza XX Settembre. In quell’occasione si è costituito un tavolo di lavoro tecnico composto da:
-Medico
-Ingegnere ambientale
-Rappresentante di categoria degli ambulanti
-Rappresentante della società civile.
Il tavolo tecnico ha avuto il compito di elaborare proposte da sottoporre all’attenzione dell’Amministrazione Comunale di Monopoli. Proposte che sono state esposte in Sala Consiliare il 13 Febbraio 2009, quando l’ing. Giuseppe Deleonibus (Presidente cittadino dei Verdi per a Pace e Coordinatore del tavolo tecnico) è stato ascoltato dalla V Commissione Consiliare.
Tra le altre cose si è proposto di elaborare una soluzione condivisa con gli ambulanti che consenta lo svolgimento del mercato senza penalizzare in alcun modo il lavoro dei commercianti ambulanti stessi e che sulla questione “Mercato giornaliero” la Giunta di Monopoli apra un dibattito pubblico a livello cittadino, nel rispetto delle normative europee sulla partecipazione e la trasparenza, garantendo così finalmente anche ai cittadini monopolitani il diritto di partecipare alla definizione e alla attuazione delle politiche locali.
Niente di tutto questo è stato fatto.
Sui giornali locali della scorsa settimana si è detto che vi è un accordo tra Comune e Associazioni di categoria. Ma questo accordo è solo verbale? E se non lo è, quando è stato sottoscritto? E da chi?
Nell’ultimo incontro formale avvenuto tra i Verdi e i commercianti di Piazza XX Settembre, questi ultimi hanno sottolineato come il trasferimento del mercato giornaliero in Via Vittorio Veneto è per loro inammissibile. Parere che hanno trasmesso anche alle associazioni di categoria. Le stesse citate dall’Assessore Albanese (il quale dice: “Con un accordo condiviso tra Confcommercio e Confesercenti si è giunti a tale soluzione” [ndS, la soluzione è lo spostamento del mercato in Via Vittorio Veneto].
Anche per noi Verdi il trasferimento in Via Vittorio Veneto è inammissibile. Occorre sostenere e criticare con forza la mancata partecipazione e il rispetto dei cittadini verso lo spostamento del mercato giornaliero. Non vi è stata alcuna consultazione popolare e coinvolgimento democratico. La partecipazione non è un optional che si può usare solo con i blog e i comunicati stampa. Questa proposta autunnale va contro il piccolo commercio, il centro storico.
Siamo per la tutela del piccolo commercio e per la creazione di un coordinamento tra Comune, utenti ed operatori commerciali locali al fine di individuare azioni di tutela e potenziamento di un settore che svolge una funzione sociale oltre che economica, cercando di far corrispondere a un miglioramento della quantità dell'occupazione anche un miglioramento della qualità del lavoro che eviti la precarietà e la ricattabilità del lavoro. La maggioranza si è limitata a prendere atto che l’area in via Vittorio Veneto pare essere l’unica con le caratteristiche (?) per consentire di realizzare una media struttura di vendita e dunque ha dato il suo benestare. Purtroppo in una terra di imprenditori quale quella che viviamo gli unici a non pensare come un impresa sono i nostri politici. Ipotizzare una nuova area commerciale è sicuramente positivo, anche se non riusciamo neppure a immaginare cosa diventerà, a livello di traffico e caos, quella zona (soprattutto il martedì!). Una riflessione sicuramente sarà necessaria in fase esecutiva. Ciò che non va bene è vedere un’amministrazione comunale che di fronte a questi dati non si interroga, non si chiede come invertire la rotta.
Il dato ancora più sconcertante è che dalla Giunta Romani i monopolitani sanno che ci si deve aspettare poco, anche gli elettori di questa maggioranza sanno che i limiti sono evidenti, ma almeno lo sforzo di informazione e di azione da parte del comune deve essere fatto.
E tra le azioni più significative da intraprendere c’è la realizzazione del Piano Integrato di Intervento del Commercio. Si tratta di un documento elaborato dal settore Commercio del Comune e dal Settore Lavori Pubblici, con il coinvolgimento degli ambulanti, dei negozianti, dell’Associazione consumatori e delle Associazioni del commercio locale e delle sigle sindacali, che si pone come obiettivo quello di valorizzare l’identità cittadina e potenziare la capacità attrattiva di alcune aree centrali.Ma anche il rilancio e la promozione del tessuto economico del territorio e dell’arcipelago delle attività commerciali di Piazza XX Settembre. E ancora analisi e approfondimento dei segmenti commerciali e delle problematiche connesse.Come mai per lo spostamento del mercato giornaliero non si è presa in considerazione la Piazza Manzoni (vicina alla Piazza XX Settembre)? O la Casina del Serpente (attraverso un project financing)? O la piazza nei pressi di Portavecchia?Siamo sicuri che in Via Vittorio Veneto si riuscirà a garantire un mercato a norma dell’ordinanza del 2002 del Ministero della salute? Per cui per quest’area è essenziale la pavimentazione: deve avere uno «strato di finitura compatto ed igienicamente corretto per l'uso al quale è destinato»: limitato assorbimento dell’acqua ed alta resistenza all’abrasione e all’attacco chimico (Non è idoneo l’asfalto che pavimenta quella via). Altri requisiti: delimitazione (o recinzione «ove non lo impediscano vincoli di tipo architettonico, storico, artistico ed ambientale»), impianti fissi (fognatura e «reti per allacciare ciascun posteggio all’acqua potabile, allo scarico delle acque reflue attraverso un chiusino sifonato… e all’energia elettrica» [Attenzione: gli allacci devono essere «indipendenti nella superficie di ciascun posteggio»]), pendenze nella pavimentazione «che permettano il regolare e rapido deflusso delle acque meteoriche e di quelle di lavaggio» ed «apposite caditoie atte a trattenere il materiale grossolano», «servizi igienici… da distinguere per sesso» («un numero adeguato di essi, sempre divisi per sesso, deve essere riservato agli operatori alimentari») e «contenitori di rifiuti solidi urbani in numero sufficiente alle esigenze e facilmente accessibili in particolare dai posteggi». Inoltre, gli igienisti richiederanno ai rivenditori attrezzature più impegnative per certi prodotti alimentari maggiormente deperibili (art.6, prescrizioni particolari); ciò comporta, nelle aree di mercato, attrezzature e impianti altrettanto più onerosi per il Comuni, al quale interessa realizzare un mercato giustamente completo per i propri amministrati. Attenzione: l’ordinanza riguarda tutti i mercati quotidiani italiani, in sede propria e su strada. Non s’è rinunciato, infatti, ad adeguare i luoghi dei mercati quotidiani ma a farlo integralmente: (art.11, disposizioni transitorie e finali) «per i mercati nei centri storici o in zone urbane dove non sia possibile l'adeguamento integrale, sono comunque vincolanti le prescrizioni di cui all'articolo 6». Quindi, è facile desumere che è possibile continuare a tenere in Piazza XX Settembre il mercato fatte salve le prescrizioni. Perché quest’Amministrazione non prende in considerazione questa ipotesi? A al proposito i Verdi chiedono:
• che il mercato resti nella sede attuale di Piazza XX Settembre o sia momentaneamente traslato nella vicina Piazza Manzoni o in una piazza scelta in concordanza con ambulanti, associazioni di categoria, sigle sindacali e associazioni cittadine;
• che la programmazione commerciale diventi dunque lo strumento, insieme a quello urbanistico e della mobilità, per disciplinare, promuovere e concorrere all’ammodernamento della rete distributiva commerciale di Monopoli con particolare attenzione alle piccole attività.
• Chiediamo, quindi, la redazione partecipata e concertata del Piano Integrato di Intervento del Commercio.
La filosofia del Piano, infatti, deve essere quella di promuovere il tema della cultura di impresa, con particolare riguardo al rapporto tra Amministrazione e operatori commerciali. Devono essere introdotte procedure più snelle, garanzie nei tempi e maggiore chiarezza nelle azioni amministrative. Altro tema, cui il Piano deve dedicare particolare attenzione, è quello della comunicazione e delle informazioni diffuse. Dovranno essere previsti metodi di relazioni con strumenti innovativi e informatici, allo scopo di creare un rapporto diretto tra operatori, associazioni di categoria, sigle sindacali locali e Amministrazione riducendo al minimo le dispersioni. Non da ultimo il Piano deve rendere compatibile l’impatto territoriale e ambientale delle aree mercatali con particolare riguardo a fattori quali la mobilità, il traffico e l’inquinamento. L’obiettivo dunque deve essere quello di promuovere il commercio quale produttore importante di ricchezza e occupazione per la nostra comunità e il territorio valorizzando anche le funzioni di socialità e l’effetto che il commercio produce nel contribuire alla crescita dell’accoglienza, della bellezza e dell’amore per la nostra città. Un commercio, dunque, che produca alto valore aggiunto sul piano economico ma che per sua natura concorra alla miglioramento della qualità sociale urbana e turistica. Il commercio ambulante del resto è una realtà significativa in termini di attività economica, ma anche di servizi, se si considera che in alcune aree supplisce alla quasi totale mancanza di esercizi commerciali. Inoltre Monopoli, negli ultimi 10 anni ha conosciuto una crescita esponenziale di turisti e il commercio ambulante rappresenta in molte occasioni anche un momento di promozione del territorio.
Alle "brutture liberiste" risponderemo, come Verdi per la Pace, sempre con dati, proposte e progetti concreti, questo è il nostro modo, anche stando fuori dal Consiglio Comunale, di far politica.

Il Presidente cittadino dei Verdi per la Pace
ing. Giuseppe DELEONIBUS