giovedì 18 dicembre 2008

Sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili...



Qualche commento riguardo alla partecipazione di Berlusconi al Consiglio Europeo del 12 dicembre 2008 sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili è di dovere.
Chi ha avuto occasione di vedere la faccia di Berlusconi, ripreso dalle televisioni qualche giorno fa, probabilmente si è accorto di quanto fosse tirata la sua espressione. Ha chiarito di non aver posto il veto sul documento del Consiglio d'Europa perchè altrimenti "la sinistra troverebbe così spunto di lotta politica tramite gli ambientalisti contro il governo". Aggiungendo, tra l'altro, che l'occuparsi del riscaldamento globale in questo momento è paragonabile a "un malato di polmonite che pensa alla messa in piega". Come a dire: il riscaldamento globale è un problema di poco conto (e casomai, aggiungo io, inesistente), e io prendo decisioni fondamentali per la collettività nell'arco dei prossimi vent'anni semplicemente per evitare che gli ambientalisti mi gridino contro per qualche giorno... Vabbè, passiamo a una disamina della situazione, per stabilire quanto abbia inciso davvero la minaccia del suo Diktat.
1)NON sono stati toccati gli obiettivi di riduzione: si tratta sempre di un 20-20-20 da raggiungere entro il 2020. E tutto ciò, che sarà codificato in almeno tre direttive europee, dovrà essere rispettato in modo giuridicamente vincolante e sanzionabile (non si tratta, per intendersi, delle classiche dichiarazioni d'intenti delle convenzioni internazionali).
2)E' stata introdotta una revisione degli obiettivi nel 2010 tenendo conto degli esiti della conferenza ONU di Copenaghen. Questo rappresenta il classico boomerang, perchè con tutta probabilità, dopo due anni di Obama alla casa bianca e con la Cina in procinto di raggiungere la leadership nell'industria delle rinnovabili, è altamente probabile che gli obiettivi vengano almeno confermati a scala planetaria. La revisione sarà operata con la procedura di codecisione,e quindi a maggioranza qualificata (niente veti). L'italia da sola non potrà contare più nulla.
3)Poichè gli obiettivi devono comunque essere raggiunti, esentare i settori industriali "a rischio delocalizzazione", significa distribuire il carico delle loro mancate riduzioni su altre categorie economiche e sociali (ma questo almeno la Marcegaglia lo ha capito??). Ciò significa che per proteggere le industrie del vetro e della carta dovranno essere ridotte le emissioni di altri settori ben oltre il 20% (per esempio sovradimensionando gli obiettivi per altre industrie o per i trasporti, e magari introducendo anche delle eco-tax..).
4)Il documento del consiglio d'europa deve essere approvato dall'Europarlamento, che ha la possibilità di emendare il testo e non ha certo bisogno dell'unanimità. Il Parlamento è considerato avere, secondo gli osservatori, una più forte sensibilità ambientale rispetto al Consiglio. Questo significa che in parlamento gli equilibri concordati con Berlusconi potrebbero saltare per aria o essere sensibilmente ridimensionati.
Coerente, da parte sua, dire "una grande vittoria dell'Italia, abbiamo ottenuto tutto". Quando qualcuno gli spiegherà che si è rovinato con le sue mani con chi se la prenderà, con il suo diplomatico ministro Andrea Ronchi, il "consigliere" ministeriale Corrado Clini o il suggeritore (interessato) Emma Marcegaglia?
Coupe de Chapeau a Sarko', che lo ha giocato...

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